L’Rfid puó rappresentare un grande strumento operativo per snellire i processi della Pubblica amministrazione italiana. Il Cnipa, il Centro nazionale per l’informatica della pubblica amministrazione, terminata la fase “esplorativa” cominciata nel 2005, si prepara adesso al momento del consolidamento
Ovvero: un’azione di diffusione capillare di questo bagaglio di conoscenze presso tutte le amministrazioni italiane che – secondo quanto risulta da un sondaggio interno condotto dal Cnipa stesso – nella maggior parte ancora non conoscono questa tecnologia o ne sottovalutano i reali benefici. Presto, inoltre, il Centro organizzerá una struttura ad hoc, con incarichi e ruoli “istituzionali”.
“La nostra azione di attenzione nei confronti delle Pa sull’uso dell’Rfid é iniziata nel corso del 2005”, spiega a Rfid Italia Emilio Frezza, responsabile dell’area “Infrastrutture nazionali condivise” del Cnipa. “In particolare abbiamo sviluppato nell’ambito del Cattid dell’Universitá degli studi di Roma “La Sapienza” un laboratorio, l’Rfid Lab – dove abbiamo testato diverse applicazioni a radiofrequenza prima che le amministrazioni interessate le mettessero in campo – e promosso importanti accordi scientifici col Politecnico di Milano. Tutto questo per potere svolgere oggi un valido ruolo di supporto nei confronti di tutte le Pa interessate a queste attivitá e proporci loro come soggetto di facilitazione per l’adozione di questa tecnologia”.
A livello operativo tutto questo in cosa si é tradotto?
“A febbraio 2007 il Cnipa ha rilasciato delle linee guida che costituiscono un punto di riferimento per tutte le amministrazioni che intendono adottare questa tecnologia. Sono il frutto di un lavoro durato quasi un anno e che ha coinvolto sia le Pa interessate, sia il mondo accademico, sia il mercato, rappresentato dalla principali associazioni di categoria del settore – Aim, Aitech-Assinform e Assintel -, tutti sotto il nostro coordinamento”.
Quanto la Pubblica amministrazione italiana, secondo lei, oggi é sensibile nei confronti di una tecnologia come l’Rfid?
“Nel 2007 abbiamo condotto un’indagine statistica presso tutte le Pa del Paese per verificare quali sono le nuove tecnologie che riscuotono piú considerazione e valutare i progetti messi in atto. I risultati, basati sulle risposte al nostro questionario pervenute da parte di 60 amministrazioni centrali, ci dicono che in generale si tratta di numeri piuttosto bassi. E, per quanto riguarda l’Rfid, sono appena una decina i soggetti che hanno dichiarato uno specifico interesse. Nel caso del Wi-fi le cose sono andate un po’ meglio, ma si é trattato comunque di differenze certo non sostanziali”.
Cosa giustifica, a suo parere, questa scarsa considerazione generale?
“Probabilmente quello che manca é un punto di riferimento specifico all’interno delle Pa che segua queste materie. Oggi, per esempio, esiste giá la figura del capo di sistemi informativi e quella del responsabile delle telecomunicazioni, incarichi spesso svolti da persone diverse. Promuovere un responsabile anche per le nuove tecnologie da consolidare – come l’Rfid, appunto – in grado di promuovere e seguire i progetti (anche per Wi-fi e biometria) potrebbe rappresentare un motivo forte per la diffusione di nuove conoscenze e l’adozione di queste piattaforme”.
Per quanto riguarda il Cnipa, invece, quali sono le prossime strategie in programma?
“Entro breve tempo approveremo una struttura che si dedicherá, in modo specifico, di queste nuove tecnologie. Ci saranno, pertanto, un responsabile in materia e un ufficio dedicato che si occuperanno solo di quest’ambito, in modo da essere da stimolo maggiore per tutte le Pa. Di fatto, l’attivitá che fino ad ora é stata svolta da un centro di competenza assumerá un ruolo e un’autoritá piú istituzionali”.
Secondo lei l’adozione dell’Rfid puó offrire reali benefici alla pubblica amministrazione?
“Personalmente credo molto nell’Rfid e nella sua utilitá per la Pa. Sono stato, infatti, tra i promotori del Quaderno del 2007 – uno strumento nato da audizioni dirette sia delle amministrazioni pubbliche che delle aziende – e ritengo che ci sia un ampio spazio per ottimizzare, mediante la radiofrequenza, i processi di gestione della macchina pubblica”.
Puó fare qualche esempio?
“Posso ricordare le realtá giá operative in tal senso. L’Agenzia delle Dogane, per esempio, proprio in collaborazione con il Cnipa e il Politecnico di Milano, ha condotto uno studio per valutare la fattibilitá dell’utilizzo dell’Rfid per l’identificazione e il suggellamento dei container. Ancora, il ministero dell’Economia e quello della Giustizia prevedono l’impiego di Rfid su movimentazione fascicoli da archivio, mentre il ministero della Salute l’utilizza per l’identificazione di soggetti animali di specie ovicaprina, canina e bovina. Infine, Inps ed Enac fanno ricorso alla radiofrequenza per la gestione dell’inventario”.
In generale, dunque, l’Rfid puó incidere sulla logistica legata agli asset…
“Questi che ho ricordato sono ambiti che stanno giá partendo, ma le possibilitá applicative sono tante. Penso alle attivitá di inventariazione e di catalogazione del ministero dei Beni culturali o a tutti i beni disponibili in campo informatico: un patrimonio tecnologico composto da 500mila postazioni Lan, due milioni di telefoni e un milione e mezzo di personal computer. L’Rfid potrebbe tracciare tutte queste dotazioni, inventariarle e gestirle”.
Concretamente come potrá essere sviluppata una nuova applicazione?
“Si procede come nel caso dell’informatica e delle telecomunicazioni. Ovvero, una volta che é stata individuata l’applicazione e ne sono chiari i benefici, vanno condotti degli studi tecnici ed economici per verificare i suoi impatti sulla Pa e potere dare il via ai progetti reali. L’Rfid a mio parere ha bisogno di focus maggiore e, da questo punto di vista, il Cnipa potrá dare un aiuto importante al ministero delle Riforme e dell’innovazione, attraverso studi di fattibilitá sul rapporto costi/benefici”.
L’Rfid sta suscitando molto interesse nella sanitá. Lei ritiene che questo possa essere un ulteriore terreno di sviluppo?
“Naturalmente. Nella tutela della salute l’amministrazione centrale gioca un ruolo importantissimo e ha molte responsabilitá per quanto riguarda le linee guida per la gestione di Asl e ospedali. Qui si puó fare un uso massiccio dell’Rfid: dalla logistica del pronto soccorso al tracciamento delle sacche di sangue e degli organi di trapianto. Fino ad ora sono state condotte delle sperimentazioni a spot, mentre tutto andrebbe razionalizzato anche attraverso lo scambio delle esperienze positive condotte nelle varie realtá sanitarie. Un altro settore di lavoro potenzialmente ricco, poi, é quello della tracciatura del food: un campo enorme che vede l’avvio di numerose realizzazioni a livello locale, ma che potrebbe essere ulteriormente stimolato da un’impostazione nazionale data dal governo”.
In definitiva si puó dire che il rapporto tra Rfid e Pubblica amministrazione italiana sia ormai avviato?
In definitiva possiamo dire che l’Rfid é uno strumento di grande utilitá per lo snellimento dei processi in atto nelle Pa e che porta grandi benefici anche al cittadino e alle imprese che della Pubblica amministrazione sono i naturali fruitori e interlocutori. E’ necessario promuovere un focus maggiore nei confronti di questa tecnologia, certo, ma penso che la direzione intrapresa dal Cnipa sia quella giusta”.
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