«La Scienza é finita». Almeno quella tradizionale. L’ha condannata, scrive Wired, l’informatica. Confrontate con la gran quantitá di dati e calcoli computazionali, le teorie e gli esperimenti in laboratorio sembrano ormai obsoleti
Con la connessione in rete dei database gli elementi ormai archiviati in petabyte (biliardi di byte) possono essere elaborati per ottenere tutte le informazioni necessarie a riprodurre sistemi biologici, habitat naturali, schemi comportamentali. Evoluzioni che gli studi tradizionali non riescono a prevedere. Si possono ricostruire, grazie all’identificazione delle sequenze genomiche, interi ecosistemi. Il biologo Craig Venter, dopo aver studiato l’oceano ha iniziato il sequenziamento dell’aria scoprendo centinaia di forme batteriche sconosciute. Non si tratta di specie in senso darwiniano, perchè Venter non conosce nè il loro aspetto, nè la loro morfologia, ma di sequenze genomiche che statisticamente possono rappresentarle.
L’applicazione dei linguaggi di programmazione alla biologia consente di prevedere l’insorgere di malattie e studiare i farmaci piú adatti. La biologia dei sistemi é studiata dal Centre for Computational and Systems Biology di Trento, un sito italiano d’eccellenza finanziato da Microsoft Research e dall’Universitá di Trento. La tecnica utilizzata é di simulare lo sviluppo delle malattie studiando il comportamento dei sistemi (geni, proteine, enzimi) anzichè delle singole unitá (cellula) per avere una visione d’insieme della loro interazione. I risultati consentono di ridurre i tempi di sperimentazione e progettare farmaci in grado di debellare i processi patologici.
Per questo il CoSBi ha una partnership con la GlaxoSmithKline. «Uno dei nostri progetti –spiega il presidente Corrado Priam – é in collaborazione con l’Universitá di Catanzaro. Si tratta dello studio di un tipo di tumore della mammella molto sviluppato in quella zona, che riteniamo possa avere determinate caratteristiche ambientali. L’avvicinamento al mondo informatico é stato naturale: se il computer puó rappresentare in astratto un sistema biologico, allora puó anche prevederne l’evoluzione, creando un modello di comportamento perfettamente funzionante utile quindi a mettere in evidenza e localizzare eventuali malfunzionamenti. Il tutto secondo reazioni riprodotte al computer il piú possibili simili a quelle umane. Gli esperimenti in silico consentono di risparmiare tempo prezioso rispetto a quelli in vitro».
La ricerca del CoSBi si concentra sui tumori e sulle altre malattie di cui si conosce la base molecolare, come quelle autoimmuni. Inoltre, la biologia dei sistemi puó essere applicata alla nutrigenomica, la scienza che studia l’intervento del cibo sul Dna, per attivare geni che impediscano l’insorgere di una patologia. Fra gli istituti che si stanno convertendo all’informatica per sperimentare le tecniche scientifiche c’é poi l’Istituto di Ingegneria Genetica e Biotecnologia di Trieste, promosso dall’Unido ( United Nations Industrial Development Organization) presente nel mondo con una sede a New Delhi e una a Cape Town, finanziato per l’80% dall’Italia. Il centro ha creato un gruppo di lavoro apposito per studiare le applicazioni della bioinformatica sulle malattie genetiche.
Tutto questo non significa che gli esperimenti di laboratorio siano superati: malgrado la precisione dei risultati computazionali c’é sempre una percentuale statistica da valutare soprattutto nelle evoluzioni. Intanto, peró, si possono prevedere e contrastare future degenerazioni. Nell’era del petabyte, col monitoraggio online dell’enorme quantitá di informazioni a disposizione, gli istituti di ricerca possono prevedere le evoluzioni delle malattie e valutare lo stato di salute delle diverse popolazioni.
Un potere che peraltro crea qualche problema di privacy. Tipico il caso dell’ultima idea di Google, la localizzazione geosatellitare dei dati sanitari. Si chiama HealthMap il servizio che mostra la diffusione delle epidemie. E’ una mappa interattiva, creata da Google e dai ricercatori del Boston Children’s Hospital e dell’Universitá di Harvard. Cliccando su qualsiasi punto del mondo, con un meccanismo simile al motore di ricerca, appaiono decine di notizie riguardanti le malattie presenti sul posto, le accortezze da prendere, i dati epidemiologici. Il sistema raccoglie i dati da piú 20mila siti ed é in contatto con l’Organizzazione Mondiale della Sanitá. Si possono trovare peró esempi discutibili: é bastato che l’anno scorso morisse un turista a Como di salmonella per far dire a Google che Como é a rischio salmonella.



