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Expo-Forum sulla Telemedicina e la Sanità elettronica

Sono passati cinquant’anni da quando negli Stati Uniti venne impiantato il primo pacemaker nel torace di un paziente cardiopatico

Oggi, i dispositivi sono avanzatissimi e completamente automatici: analizzano le condizioni del malato e riproducono un battito cardiaco il piú vicino possibile al ritmo naturale. “E in futuro, grazie a cateteri tecnologici che attraversano le vene e collegano il dispositivo al cuore, con lo stesso device si potranno persino misurare i livelli di zucchero nel sangue, evitando continue analisi, ad esempio per i diabetici”.

A sottolinearlo é stata Maria Grazia Bongiorni, direttore della sezione di Aritmologia dell’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, partecipando oggi a Roma alla presentazione di un nuovo pacemaker a prova di risonanza magnetica e metal detector.

“Lo sviluppo tecnologico del pacemaker – ha evidenziato l’esperto – ha permesso il miglioramento della qualitá della vita dei pazienti, la riduzione del periodo di degenza, dei costi e dei rischi. Oggi, attraverso la telecardiologia, questi piccoli strumenti consentono allo specialista di tenere sotto controllo il malato anche mentre si trova a casa e di essere allertato per eventuali problemi attraverso il computer o il telefonino. In questo modo si sfruttano dunque le potenzialitá del device impiantato come strumento diagnostico. In Italia giá 900 malati sono seguiti ‘online’, mentre negli Usa il numero é arrivato a 290 mila con evidenti benefici sia per i conti della sanitá che per la qualitá della vita delle persone: é molto piú semplice, infatti, prevenire le complicanze anche gravi, come ad esempio l’edema polmonare”.

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