Sorprende che in tutte le misure definite in questi primi mesi dell’anno contro la crisi economica, manchi (quasi) completamente una politica di rilancio dei settori ad alta intensitá di conoscenza (informatica, telecomunicazioni, servizi professionali, governo digitale, biotecnologie….)
Sorprende perchè si tratta di settori che impiegano prevalentemente giovani con forte scolarizzazione (diploma e laurea) settori che si basano grandemente sull’accumulazione e sull’utilizzo delle conoscenze, settori caratterizzati da una grande dinamica di innovazione (oltre il 60% de brevetti mondiali vengono dal settore ICT), settori caratterizzati da una grande presenza di PMI con notevoli capacitá tecniche e professionali, settori dove creare una nuova impresa é molto meno complicato perchè non sono richiesti grandi capitali finanziari bensí un buon capitale umano (che non é scarso, nel nostro paese), settori che soffrono meno di altri il rischio della de-localizzazione produttiva, insomma settori su cui, a mio avviso, occorre puntare per creare un futuro nuovo al nostro paese ed ai nostri figli.
Se guardiamo a quello che fanno altri paesi non si puó non notare che l’attenzione allo sviluppo delle tecnologie digitali é al centro di molti programmi di governo sia in Europa che, soprattutto, negli USA. Nei piani del presidente Obama, lo sviluppo dei settori tecnologici é assolutamente centrale e sono previsti enormi investimenti per sostenere il settore high-tech e per digitalizzare tutti i processi della pubblica amministrazione a cominciare dalla sanitá. Solo per lo sviluppo della “sanitá elettronica” (e-health) sono previsti investimenti dell’ordine di c.a. 40 miliardi di dollari (!). Se paragoniamo questi numeri con gli investimenti previsti nel, pure apprezzabile, piano di e-government lanciato dal Ministro Brunetta (pur tenendo conto delle dimensioni diversi dei due paesi) non c’é davvero confronto.
In Italia solo la Regione Lombardia negli ultimi anni ha investito pesantemente in un sistema si sanitá elettronica a livello regionale (il sistema CRS-SISS), sviluppato in partnership con le aziende private, che ha contribuito non solo al miglioramento dei servizi sanitari ma anche alla crescita del mercato IT nella Regione.
Lo stesso dicasi per il settore privato dove la stragrande maggioranza delle aziende, in particolare PMI, é dotata ancora di sistemi informativi molto primitivi che coprono soltanto i classici processi di amministrazione e finanza ma che non sono in grado di gestire al meglio ed in modo integrato tutti gli altri processi logistico-produttivi e commerciali. Le aziende quindi non sono dotate degli strumenti moderni di automazione e controllo dei processi che potrebbero contribuire in modo decisivo alla crescita del posizionamento competitivo, soprattutto per chi opera sui mercati internazionali.
A fronte di questa situazione mi permetto di suggerire due possibili linee di intervento :
1. Definire degli incentivi per la “rottamazione” dei vecchi sistemi informativi : in modo che le aziende e gli enti (in particolare le PMI) siano spinti a rinnovare i propri sistemi informativi investendo per dotarsi di nuove soluzioni per la gestione integrata dei processi aziendali (ERP), con l’accortezza che gli investimenti vengano rivolti non soltanto allo hardware ma (soprattutto) al software e alle attivitá di formazione, assistenza e avviamento.
2. Lanciare un “piano nazionale per la sanitá elettronica” che, prendendo esempio da quanto é stato fatto in Regione Lombardia, preveda una serie di interventi sia a livello dei sistemi informativi ospedalieri (cartella clinica elettronica, digitalizzazione di tutti i processi e della documentazione,…) sia a livello nazionale per creare e rendere interoperabile il Fascicolo Sanitario Elettronico di ogni cittadino italiano, sviluppando ed integrando i sistemi in corso di sviluppo in varie regioni italiane.
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