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Expo-Forum sulla Telemedicina e la Sanità elettronica

I sistemi sanitari delle societá complesse contemporanee si trovano di fronte alla necessitá di fornire risposte a domande sempre piú pressanti, che riguardano bisogni e aspettative in rapida evoluzione e in costante aumento

A tale proposito é stato chiesto a Gianfranca Ranisia, docente all’Universitá Federico II di Napoli, di chiarire la questione riguardante l’integrazione socio-sanitaria, in rapporto ai nuovi bisogni e nuove marginalitá prodotte dalle disuguaglianze socioculturali.

Per comprendere i mutamenti intervenuti nell’ambito delle cure - afferma Ranisia - é importante tenere conto sia dell’accentuarsi delle patologie croniche degenerative, rispetto a quelle acute, che delle nuove forme di disuguaglianza socioculturale, in relazione con i processi di globalizzazione che producono nuovi bisogni e nuove marginalitá, che, dal livello globale, si ripercuotono anche nel locale, ad esempio attraverso i flussi migratori. I sistemi sanitari, inizialmente concepiti per far fronte a casi acuti, devono perció tenere conto dell’estendersi delle patologie croniche, delle nuove emergenze sociali e del modo in cui le disuguaglianze sociali e culturali incidono sulle condizioni di salute.

Prosegue Ranisial’ambito delle Cure Primarie é, secondo l’OMS, il primo settore di un processo continuo di Assistenza Sanitaria, in quanto é chiamato a offrire non solo cure ma anche promozione della salute, prevenzione, riabilitazione. La medicina generale é per sua definizione legata alle cure primarie, che si propongono attualmente come rete organizzata di attivitá che coinvolge sia gli operatori sanitari e sociali, che la rete assistenziale presente sul territorio. Il territorio é, appunto, il luogo di incontro nel quale interagiscono figure professionali con competenze diverse, il medico, l’infermiere, l’assistente sanitario, l’assistente sociale, il fisioterapista, lo psicologo e cosí via, che devono condividere obiettivi e modalitá di intervento, attraverso la creazione di un’èquipe territoriale multidisciplinare.

Per questo é importante – chiarisce Ranisiache si operi un’integrazione non solo delle mansioni ma anche dei saperi e che siano previsti percorsi formativi adeguati sia per gli operatori sociali che sanitari. – conclude Ranisia- sia sul piano organizzativo che del numero di pazienti assistiti, del monte ore, degli investimenti dedicati alle cure domiciliari”.

A partire dagli anni Novanta si é imposto il passaggio da una concezione di welfare, gestito dal pubblico, a una concezione di welfare a intervento misto pubblico/privato sociale, in questo ambito forme di cooperazione medica e di cooperazione sociale trovano un fertile terreno di incontro ma anche di nuove criticitá. Grandissime differenze tuttavia permangono tra le varie regioni

La discussione di tali questioni, nel corso del prossimo III Convegno di Fiuggi (19/21 settembre) su “Medici in cooperativa e cure primarie” organizzato dalla CMCN (Coordinamento Nazionale Cooperative Mediche), sia dal punto di vista dei modelli teorici, che degli interventi giá sperimentati in alcune realtá regionali, potrá quindi fornire un contributo al dibattito piú ampio stimolando nuove iniziative e progettualitá.

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