Durante la terza edizione di Medmatic@, conclusasi lo scorso 6 ottobre, a Vicenza, il workshop dedicato ai progetti di telemedicina internazionali ha messo in evidenza come sempre piú spesso istituzioni, ULSS e ONG incrocino i loro percorsi per offrire assistenza sanitaria in luoghi sperduti del pianeta e migliorare l’efficienza della sanitá pubblica
In Norvegia, ad esempio, dove gli standard sanitari sono di eccellenza é possibile curare attraverso la piattaforma ip e satellite una popolazione dispersa in un territorio quanto mai montuoso e difficile, come ha illustrato Enrico Staderini del Norwegian Centre for Telemedicine. “Nell’ospedale di Tromso – ha chiarito Staderini – collaborano medici, scienziati sociali e tecnici sanitari gestendo una rete di ambulatori, che per metá dell’anno sono sommersi dalla neve”. Il centro norvegese, nato nel 1992, rappresenta un punto di riferimento in Europa ed é il polo guida riconosciuto dall’OMS per quanto riguarda la telemedicina. Un centro dedicato alla ricerca e allo sviluppo di nuove applicazioni di tlc in sanitá, che tocca un ventaglio molto ampio di specialitá (dalla radiologia, all’oftalmologia, alla patologia, all’otorinolaringoiatria) e che viene declinato anche per il monitoraggio del diabte o acuzie cardiache o per l’assistenza delle persone anziane. “Un programma – chiarisce Staderini - che ha rifdotto del 55,5 % l’ospedalizzazione con i vantaggi che ne conseguono”.
L’esperienza della Norvegia é un esempio di come il connubio tra sanitá e tlc avanzate possa avere sviluppi particolari. Il Veneto, per stare a casa nostra, si inserisce in questa linea. “Non forniamo solo materiali sanitari dismessi ad ospedali in Africa, Europa orientale e Sudamerica – spiega Diego Vecchiato, direttore delle relazioni internazionali della Regione Veneto- . Alcune ULSS venete collaborano, ad esempio, con l’Holy Family di Nazareth, dove sono presenti tredici medici provenienti dal Consorzio di telemedicina. Un’esperienza preziosa di collaborazione tra israeliani e palestinesi e nel nome del muto soccorso. Da Nazareth – prosegue Vecchiato – si effettuano diagnosi via satellite collegandosi con l’ospedale di Jenin, uno dei piú grandi campi profughi palestinesi. Insomma, il satellite per curare chiunque ne abbia bisogno – conclude Vecchiato – e senza gettare prima un occhio alla sua carta di identitá”. Fonte: Medmatic@



